Jorjin Technologies, produttore taiwanese di occhiali AR e piattaforme wearable, e MultiSet AI, specializzata in visual positioning system (VPS) e mappatura spaziale enterprise, hanno annunciato una collaborazione strategica. L’obiettivo è integrare il sistema di posizionamento spaziale di MultiSet negli occhiali ultraleggeri di Jorjin per applicazioni di guida operativa e navigazione indoor.
Il problema che vogliono risolvere
Il GPS non funziona negli spazi chiusi. Fabbriche, magazzini, ospedali, musei e ristoranti di grandi dimensioni restano quindi fuori dalla portata delle applicazioni di localizzazione basate su satellite. Le due aziende puntano a colmare questo vuoto combinando l’hardware di Jorjin con il layer software di MultiSet, per capire non solo dove si trova chi indossa gli occhiali, ma anche verso quale asset o zona è rivolto lo sguardo in un dato momento.
L’hardware: gli occhiali J9
Gli occhiali J9 Eye-Tracking di Jorjin pesano meno di 50 grammi e integrano un modulo di eye-tracking compatto, display near-eye a colori opzionale, fotocamera, connettività wireless e supporto SDK. Secondo le aziende, l’aggiunta del layer di posizionamento spaziale consente al dispositivo di innescare istruzioni contestuali — visive, audio o basate sullo sguardo — nel momento in cui l’utente si trova in una zona specifica o osserva un componente preciso.
La piattaforma di MultiSet AI
MultiSet AI mette a disposizione una piattaforma VPS e di mappatura spaziale enterprise pensata per più tipologie di dispositivi. Le release più recenti includono il supporto VPS su wearable, la gestione delle mappe tramite MapSet con relativo versionamento, il calcolo on-device su Android e una seconda generazione del motore VPS. La piattaforma può inoltre collegare scansioni di ambienti, capture a 360 gradi e asset in 3D Gaussian Splatting alla costruzione delle mappe di posizionamento, con opzioni di deployment on-premise pensate per contesti con vincoli di privacy o di rete.
Dove verrà testata la tecnologia
Il lavoro iniziale si concentrerà su ambienti su scala di stabilimento: siti produttivi, centri logistici, strutture ospedaliere, musei e ristoranti di grandi dimensioni. Le aree di sperimentazione indicate dalle due aziende includono la navigazione indoor a mani libere, le istruzioni di lavoro legate a uno specifico asset e servizi che rispondono alla posizione dell’utente in tempo reale. Un ulteriore filone riguarda la possibilità che occhiali, agenti AI e robot condividano lo stesso sistema di coordinate spaziali, per coordinare operazioni miste uomo-macchina all’interno dello stesso ambiente.
Cosa significa per chi progetta esperienze immersive in Italia
Questa partnership conferma una tendenza che in Italia va presa sul serio: il valore degli occhiali AR leggeri non sta nel display, sta nella capacità di sapere dove si trova chi li indossa e cosa sta guardando, senza infrastrutture invasive. Per un ente pubblico o un museo che valuta un progetto XR, questo cambia le domande da porsi in fase di scoping. Non basta più chiedersi “che contenuto vogliamo mostrare”, bisogna chiedersi “che mappa spaziale dell’edificio abbiamo, e chi la mantiene aggiornata nel tempo”. Una mappa VPS non è un asset che si crea una volta e si dimentica: va rifatta quando cambia l’allestimento, quando si sposta una teca, quando si ristruttura un’ala.
Per il settore della formazione professionale e della manifattura, la logica del “chi guarda cosa, dove” apre a casi d’uso concreti che oggi in Italia sono ancora rari: guida al lavoro legata al singolo macchinario, tracciamento dell’attenzione su procedure di sicurezza, coordinamento tra operatore e robot collaborativo sullo stesso layer di coordinate. Sono applicazioni che richiedono meno sforzo di sviluppo di quanto si pensi, se l’infrastruttura di mappatura è già matura — ed è proprio questo il punto della collaborazione tra Jorjin e MultiSet: rendere riutilizzabile il lavoro di scansione di un sito, invece di rifarlo per ogni progetto.
C’è anche un rischio da segnalare, e le fonti non lo affrontano: la dipendenza da una piattaforma proprietaria di mappatura spaziale pone la stessa domanda che si pone oggi per il cloud o per i CMS museali. Chi mantiene i dati della mappa, chi ne è proprietario, cosa succede se il fornitore cambia condizioni. Per un ente pubblico italiano che valuta un progetto di questo tipo, la clausola sul deployment on-premise citata nell’annuncio è più rilevante del peso degli occhiali: determina se l’ente resta padrone dei propri dati spaziali o li affida a un servizio esterno senza possibilità di uscita agevole. È un tema tecnico-contrattuale, non un dettaglio, e va messo nero su bianco prima di firmare qualunque capitolato.